Il piastrino mod.1892 fu davvero un flop?

Dal 1980 al 2020, quanti sono i caduti della Grande Guerra ad esser stati ritrovati? Poco più di 220, si stima. E quanti sono stati riconosciuti?

Di Alberto Donadel


I riconosciuti sono solo 8; di questi ve ne sono due - il Landstürmer Dibona Tiziano ed il fante Serìo Giovanni - che sono stati identificati basandosi su alcuni materiali, rispettivamente il logo di morte ed un anello per il primo e le iniziali incise sul piatto della gavetta per il secondo, senza però avere conferma dalla prova genetica (DNA), la sola a poter rendere inconfutabile l'identificazione.
Facciamo un'ulteriore scrematura. Evitiamo di conteggiare l'alpino Beretta Rodolfo, identificato grazie ai documenti cartacei preservatisi nel ghiacciaio assieme al corpo, ed il fante imperial-regio Ramasak Fridrick, riconosciuto grazie alla lapide che sovrastava la sua tomba, rimasta interrata e dimenticata per decenni in un bosco.
Rimangono quattro soldati: Cesari Attilio, Tonellotto Gildo (2009), Schiavetti Pietro (1996) e un non meglio identificato Gi...srl Jury (1988).
Cos'hanno in comune? L'essere stati identificati grazie al piastrino zincografico mod. 1892.


Nel 1916 il Regio Esercito Italiano adottò un nuovo piastrino di riconoscimento nel quale, ad una striscia di carta, erano custoditi i dati di ogni soldato italiano. Il motivo di questo cambiamento era dettato dal fatto che il vecchio piastrino lasciava poche speranze di riconoscimento per i soldati rimasti insepolti per giorni sul campo di battaglia (modelli approfonditi in IL PIASTRINO DI RICONOSCIMENTO, L'identificazione sui campi di battaglia di Riccardo Ravizza).
Ma chi sono, o erano, i quattro soldati riconosciuti grazie al loro piastrino?

Rinvenimento dei resti di Cesari Attilio


- Cesari Attilio. Era nato a Gaiole in Chianti (SI) nel 1887 ed era stato dato per disperso in Val d'Astico il 15 maggio 1916. I suoi resti vennero scoperti nel 2007 sull'altopiano dei Fiorentini in località Costa d'Agra e sono oggi tumulati nel cimitero militare di Arsiero (VI).
- Gi...srl Juri. Soldato di nazionalità probabilmente italiana, matricola n. 817 J..., venne scoperto nel 1988 dal recuperante Loris Lacedelli di Cortina d'Ampezzo in località Zoghe, presso forcella Lerosa nel gruppo della Croda Rossa. I suoi resti vennero tumulati nel Sacrario militare di Pocòl.
- Tonellotto Gildo Giuseppe. Era nato a Cittadella (PD) nel 1886 ed era stato dichiarato morto per ferite in data 31 maggio 1916, mentre combatteva con il 2° Rgt. Granatieri sul Monte Cengio. Il corpo non venne mai recuperato anche se l'essere dichiarato morto presuppone che qualcuno abbia visto e potuto testimoniare l'effettiva scomparsa del soldato. Il suo corpo venne recuperato sul Cengio nel 2009, qualche decina di metri più in basso rispetto al famoso salto dei Granatieri frammischiato ai resti di due soldati austro-ungarici. La piastrina, conservata nello scarpone, ne permise l'identificazione; il luogo del ritrovamento lasciò ipotizzare che, ferito a morte, non ebbe esitazione a lanciarsi nel vuoto insieme ai suoi nemici.
- Schiavetti Pietro. Se cercate il suo nome nell'Albo d'Oro della Grande Guerra, Vol. XII Lombardia III (Co-CR-PV) troverete scritto: SCHIAVETTI PIETRO di GIOV: BATTISTA. Soldato 5° reggimento alpini, nato il 24 agosto 1894 a Vendrogno, distretto militare di Como, disperso il 14 settembre 1916 sull'Altopiano di Asiago in combattimento. Il suoi resti vennero ritrovati il 18 agosto 1996 al Passo del Dito, località conca di Presena sull'Adamello, a quota 2900 m circa. Tra le ossa emerse anche una placchetta di riconoscimento zincografica, miracolosamente sopravvissuta al degrado; su di essa erano ancora leggibili i dati essenziali del milite:
"Pietro Schiavetti - matr. 29906 (22) - classe 1894".


In foto Pietro Schiavetti


Dopo il recupero si riuscì a chiarirne l'dentità: Pietro era un caporalmaggiore del 5° Rgt. Alpini, Btg. Morbegno, dato per disperso sull'Altopiano di Asiago. Un'ulteriore ricerca appurerà che la data di scomparsa venne registrata con un anno di ritardo. Egli morì infatti durante l'attacco condotto contro il Passo Paradiso il 14
settembre 1915; assalto che costò al Morbegno; 6 morti, 6 feriti e ben 21 dispersi, tra cui il nostro. Il caso volle poi che, esattamente un anno dopo, lo stesso reparto fosse vittima di pesanti perdite sull'Ortigara, località presso la quale la famiglia lo riteneva scomparso.


Quelli presentati sono i purtroppo pochi esempi in cui il rinvenimento di un piastrino di riconoscimento intatto abbia portato alla risoluzione di un mistero lungo 81 anni. I quattro soldati identificati grazie al piastrino non vennero recuperati con metodologia archeologica e la loro identificazione fu quindi frutto del caso. A distanza di 100 anni possiamo forse affermare che l'aver adottato un nuovo piastrino di riconoscimento fu per l'Italia un vero e proprio disastro. Come illustrato, alla prova dei fatti solo i soldati che avevano mantenuto il vecchio piastrino di zinco hanno avuto maggiori possibilità di essere riconosciuti. Per tutti gli altri, purtroppo, rimase solo il termine IGNOTO.

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