Verdun l'inutile bonifica eterna

A più di un secolo da quei tragici fatti, Verdun continua a spaventarci, con un lascito che fa seriamente riflettere sulla forza devastatrice e la scia di morte, che una singola battaglia è stata in grado di portarsi dietro, fino ai giorni nostri.

Appare tremenda, infatti, la portata delle scorie accumulate nella "zone rouge". Un territorio che neanche le numerose bonifiche già effettuate nella porzione hanno ripulito dal marasma di tossine che hanno reso l'area di fatto inagibile. L'origine del disastro è riconducibile alla prima guerra mondiale, quando sul fronte occidentale la quinta armata tedesca scatena un'offensiva di gas e artiglieria letale. Un mix di armi pesanti e chimiche devastante, che in pochi mesi, nel corso del 1916, scalfisce le certezze del fronte francese, forse troppo sicuro dall'alto del suo punto di difesa. Invece l'area, che era stata trincerata dai francesi, diviene celebre per un primato tutt'altro che lusinghiero.

Nessun altro combattimento, né prima né dopo, ha registrato infatti un così alto numero di morti per metro quadro. Solo il confronto di Stalingrado, nella seconda guerra mondiale, ci è andato così vicino. Ritenuta praticamente inespugnabile dai francesi, Verdun viene lasciata sguarnita di armi e soldati, tenuti a presidio di altri fronti, considerati più deboli, venendo così travolta da granate, conchiglie di gas velenosi e piombo proveniente da proiettili di artiglieria ad alto tasso esplosivo. Il luogo è quindi considerato un covo di pericoli e di inquinamento: al suo interno, in un perimetro ristretto, giacciono munizioni esplose e inesplose, armi, caschi, scheletri, uomini e animali in decomposizione, oltre a tonnellate di gas velenosi. E un'analisi dei livelli di arsenico effettuata pochi anni fa ha messo in luce uno scenario inquietante: una concentrazione di arsenico perfino superiore ai decenni precedenti. Per gli esperti il problema risulta di difficile risoluzione anche sul lungo periodo, anche e soprattutto dal punto di vista degli agricoltori, così come per chi è delegato alla rimozione delle armi chimiche. Il recupero della zona intrisa di storia, perciò, si scontra inesorabilmente con uno stato di contaminazione difficile da bonificare. 

 

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