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Tenente Nicola Menabuoni: i cimeli ritrovati e una storia riemersa dopo oltre un secolo

A volte una ricerca sembra conclusa con la pubblicazione di un libro. Poi, inaspettatamente, emergono nuovi documenti, fotografie o oggetti capaci di aggiungere un altro tassello alla storia.

È quanto accaduto con Nicola Menabuoni, tenente della 914ª Compagnia Mitragliatrici Fiat, caduto il 16 dicembre 1917 durante i durissimi combattimenti per il controllo del Col Caprile. Dopo anni trascorsi alla ricerca di testimonianze relative ai commilitoni del tenente Angelo Casiraghi, protagonista delle memorie da noi pubblicate, è stato Riccardo Fabbri a condividere con noi i cimeli appartenuti a Menabuoni, comandante della 2ª sezione della stessa compagnia.

 

Nicola Menabuoni apparteneva a una famiglia borghese di Firenze. Il padre era medico a Brozzi, località oggi inglobata nel territorio cittadino. Unico figlio maschio, aveva due sorelle.
Dopo gli studi in lettere decise di intraprendere la carriera militare ed entrò alla scuola di Parma per ufficiali dell'Esercito. Terminò la propria specializzazione a Brescia e gli venne successivamente affidato il comando di una sezione di mitragliatrici Fiat. Le informazioni sulla sua vita sono state tramandate anche attraverso i ricordi di una delle sorelle, ultima della famiglia a morire senza discendenti. La sua esperienza militare ebbe inizio nel 1915. Durante i primi anni di guerra Menabuoni rimase ferito e poté rientrare a casa per la convalescenza. Una volta ristabilito venne nuovamente richiamato al fronte. Il suo destino lo attendeva sul Col Caprile.

 

Durante i combattimenti del 16 dicembre 1917 Menabuoni trovò la morte alla testa dei propri uomini. Per il comportamento tenuto durante lo scontro gli venne concessa alla memoria la Medaglia d'Argento al Valor Militare.

La motivazione della decorazione restituisce con particolare forza gli ultimi momenti della sua vita:

MENABUONI Nicola, da Brozzi (Firenze), tenente 914 compagnia mitragliatrici — Comandante di una compagnia mitragliatrici in pericolo di accerchiamento, sotto il violento fuoco nemico, con mirabile coraggio si slanciava arditamente con i suoi uomini all'assalto alla baionetta. Ferito a morte mentre, fugato il nemico, curava la postazione delle proprie armi, rifiutava ogni soccorso e continuava ad incitare fino all'ultimo i dipendenti a rimanere saldi sulla posizione. — Col Caprile, 16 dicembre 1917.

 

La morte di Menabuoni rappresentò però soltanto l'inizio di un'altra storia. Non appena fu nuovamente possibile raggiungere quei luoghi, suo padre iniziò una lunga ricerca nel tentativo di ritrovare i resti del figlio e riportarli a Firenze. La corrispondenza intercorsa con il cappellano del 41° Reggimento Fanteria testimonia gli sforzi compiuti non soltanto per recuperare il corpo, ma anche per comprendere con maggiore precisione che cosa fosse accaduto quel 16 dicembre. Le ricerche continuarono per anni, senza ottenere il risultato sperato. Il corpo del tenente Nicola Menabuoni, o quanto ne rimaneva, finì insieme a quello dei suoi commilitoni nelle inumazioni dei soldati rimasti senza identificazione.

 

Ed è qui che questa vicenda si incrocia in maniera sorprendente con quella del tenente Angelo Casiraghi. Nelle sue memorie, nel capitolo Ricostruzione, e in particolare alle pagine 65 e 67, Casiraghi lasciò infatti informazioni relative proprio a quegli avvenimenti. Informazioni che il padre di Menabuoni cercò disperatamente.

Per quanto oggi ci è dato sapere, non risulta che Casiraghi sia mai riuscito a mettersi in contatto con lui. Due uomini appartenenti alla stessa vicenda possedevano quindi, senza saperlo, le due metà di una storia: un padre cercava risposte sulla morte del figlio mentre un suo commilitone aveva lasciato per iscritto parte di quelle risposte. A più di un secolo di distanza, la pubblicazione delle memorie di Casiraghi e il successivo ritrovamento dei cimeli conservati da Riccardo Fabbri hanno permesso almeno di riavvicinare questi frammenti.

Oggi il nome di Nicola Menabuoni rimane inciso anche su una lapide all'interno del Liceo Classico Dante di Firenze. La sua storia dimostra ancora una volta come documenti, memorie e oggetti conservati separatamente per generazioni possano, quando vengono nuovamente studiati e messi in relazione tra loro, tornare a raccontare una storia che sembrava ormai perduta.

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